La Santità del Silenzio casalingo

Tempo fa, su Instagram, mi sono imbattuta in un post, il quale affermava che mogli e madri casalinghe hanno un turbo per la via della santità, e questo grazie al silenzio e ai momenti di lentezza, che rendono la casa quasi come un piccolo monastero domestico. Non so se sia effettivamente così, ma sono sicura che decidere di rimanere a casa (non lavorando più fuori dalle mura domestiche, ma posso assicurarvi che in casa si lavora eccome!) mi abbia regalato benefici: mi sono fermata dopo aver corso troppi anni (per rincorrere chissà che cosa); ho potuto capire che c’era qualcosa che non va nella mia salute senza la scusa dello stress; ho avuto il tempo di trovare la mia vocazione e il mio posto nel mondo con i miei modi e i miei tempi, senza dovermelo guadagnare a spallate.

La mansuetudine oggi non è più un lato del mio carattere che devo migliorare, ma una virtù che voglio coltivare quotidianamente.

Siamo in una realtà che pretende solo il più: lavora di più, fattura di più, compra di più… E allo stesso tempo, ci vuole sempre meno nella famiglia e con i nostri cari, ossia il luogo più sicuro e naturale che ci sia. Facciamo figli che dopo pochi mesi siamo costretti (madri e padri, si intende) a lasciare al nido perché i congedi sono ridicoli, lavoriamo tanto perché non permettere alla prole di fare 7 attività diverse per ogni giorno della settimana sembra un reato gravissimo, e in qualche decennio abbiamo iniziato a trovare normale il barattare il tempo con i nostri cari per il mero oggetto materiale; la nostra emotività è veramente una moneta che vale così poco?

Forse è una scelta ribelle, ma in una realtà che corre c’è chi sceglie -nonostante le “minacce” del mondo, perché fermarsi 12 mesi dal lavoro appare come una condanna al precariato- di sedersi e riflettere, tenendo la bocca chiusa e tappandosi le orecchie in modo che sia solo il cuore a parlare con Dio. Fermarsi è un atto di potente emancipazione contro una società che è sempre oggetto delle nostre lamentele, perché se vogliamo veramente cambiare qualcosa è necessario guardarla da fuori, cambiare prospettiva in modo da comprendere cosa può essere migliorato.

Santa Faustina, nei suoi diari, ci lascia questa lode:

O vita grigia e monotona, quanti tesori in te! Nessun’ora è uguale all’altra, per cui il grigiore e la monotonia scompaiono, quando considero ogni cosa con l’occhio della fede. La grazia elargita a me in quest’ora, non si ripeterà nell’ora successiva. Mi verrà data anche nell’ora successiva, ma non sarà più la stessa. Il tempo passa e non ritorna più. Ciò che contiene in sé, non cambierà mai: lo sigilla col sigillo per l’eternità.

Ecco, io voglio lodare il grigio allo stesso modo: voglio crogiolarmi nella noia per avere belle idee, voglio essere felice per non aver parlato con nessuno fino a metà giornata perché avevo bisogno di stare da sola, voglio una routine modesta ma sicura a cui potermi aggrappare quando per la bussola. Soprattutto, voglio avere modo di sedermi per ricalibrarmi su quello che per me conta davvero: non la carriera o la macchina di ultimo modello, ma la famiglia che voglio creare e le persone che amo, Dio e la preghiera.

Ringrazia per il grigio, e siediti due minuti.


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2 commenti

  1. Sono argomenti molto complessi quelli che affronti. Per brevità condivido solo un pensiero, scherzoso ma con un fondo di realtà: quando ci sono bambini, anche se non esci per andare al lavoro, è molto improbabile che la casa sia paragonabile ad un quieto monastero; in genere nelle case normali con bambini piccoli la confusione regna sovrana, e se per un attimo c’è silenzio, è proprio lì che devi insospettirti! 😅

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    • Anche io avevo pensato a questa cosa, forse la meditazione di cui si parlava nel post è più per chi non ha figli o per chi sa (beate loro) sfruttare i momenti di riposo dei piccoli. Deve essere però una benedizione sentire il loro caos, il chiacchiericcio e le risate ❤

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