Avete mai pensato a quanto fossero belle e avvincenti le storie e le creature a cui credevamo da bambini? Fate, magia, creature maestose, proprio come… i draghi! Crescendo abbiamo un po’ perso la scintilla che l’infanzia ci ha donato, ma chi è stato più fortunato ha avuto la capacità di mantenere vivi i valori che quegli anni ci hanno regalato: l’amicizia, e la capacità di accettare che la diversità non è un ostacolo, ma una preziosità che va accolta e compresa. Se queste sono le sensazioni che cercate per i vostri figli, allora dovreste dare una possibilità a Gabe e la leggenda delle draghentole di Ortensia Florian. Oggi ne parliamo in questa recensione!

Trama senza spoiler
Nella pittoresca cittadina di Draghorn, famosa per le sue leggende sui draghi, c’è una fattoria come tante in cui vive il giovane Gabe, un ragazzo buono e fantasioso che coltiva la sua passione per i draghi nonostante le derisioni dei suoi compagni di scuola, che per lo più lo escludono a causa delle sue “idee bizzarre”. La vita del nostro eroe cambia però all’improvviso, quando dalla sua adorata nonna Horn arrivano una lettera per lui e un set di pentole per la sua mamma… La storia di Gabe lo porterà a vivere grandi avventure, e soprattutto insegnerà a tutti coloro che saranno coinvolti che ognuno è speciale a modo suo.
Recensione
Essendo un libro per ragazzi, le tipologie di annotazioni sulle quali mi sono basata per la recensione sono state le seguenti:
- Eventi principali;
- Evoluzione dei personaggi e rapporto tra di loro;
- Temi, messaggi principali e valori che emergono;
- Stile, linguaggio e fluidità della narrazione;
- Parti della storia che mi hanno coinvolta o colpita;
- Eventuali dubbi o domande che sorgono dalla lettura;
- Citazioni e passaggi che meritano menzione.
Valori e messaggi
Nonostante si tratti di un fantasy ambientato in una realtà coinvolgente di draghi (insomma, la copertina parla da sé senza rischio di spoiler!) sono rimasta piacevolmente colpita dai temi trattati, non tanto per la loro attualità, ma perché è utilizzato un linguaggio che non ha la pretesa di uscire da un libro di pedagogia. L’autrice parla in maniera cristallina dei pensieri di Gabe e delle sensazioni degli altri personaggi, li racconta come se ce li stessero comunicando direttamente loro e in questo modo sviluppiamo empatia.
Emarginazione. Il tema dell’emarginazione, del sentirsi esclusi, è ben evidenziato, ma questa semplicità nel raccontarlo non lo banalizza, anzi lo rende tangibile, lo possiamo toccare e percepire. Ricordiamoci che questo è un libro per ragazzi, e parlare di una sensazione che molti di loro vivono con un linguaggio “banale” potenzia la comunicazione del tema, perché questi giovani troveranno in Gabe un loro pari, con i loro stessi problemi.
Comprensione dell’altro. Quante volte abbiamo pensato, nella nostra vita, che altre persone fossero incomprensibili perché troppo diverse da noi? Magari le reputavamo troppo mature o troppo infantili, oppure le abbiamo bollate come noiose, rumorose, o in un qualsiasi altro modo che delimitasse una divisione tra noi e loro. Allo stesso modo, però, quante volte ci siamo dovuti ricredere e accettare il fatto che, forse, l’opinione che avevamo di quella persona era solo influenzata da ciò che abbiamo intorno? Un tema importante di Gabe e la leggenda delle draghentole è proprio l’invito a fare uno sforzo: sforziamoci di conoscere veramente gli altri, di mostrare gentilezza e di non allontanare le persone a prescindere, perché basta veramente poco per far sentire qualcuno il benvenuto.
Se vorranno essere miei amici, non dovranno permettersi di dare giudizi sulle persone con cui parlo.
– Dal libro
Ognuno di noi è speciale. Questo tema si ripete molto nel libro declinato in vari modi, e ho apprezzato come si è evoluto. Senza fare nessuno spoiler, noterete che questa considerazione provocherà molta frustrazione al protagonista (e aggiungo giustamente, perché essere emarginato e allo stesso tempo dover accettare un’idea del genere è veramente difficile quando sei un ragazzo), ma lo sviluppo della storia mostrerà come ciò non sia solo una frase fatta, ma una preziosa risorsa. Miei cari lettori, la gioventù è veramente difficile! Sentiamo la necessità di inserirci in scatole e di dividerci in categorie di un archivio mentale che ci costruiamo da soli, ma maturando capiamo che questa è solo una gabbia: non dobbiamo metterci l’etichetta di figo, di popolare o di “nerd”, l’unica categoria che dobbiamo mostrare è il nostro nome, e sotto di questo un’annotazione: pezzo unico. E per fare questo, per coltivare questa maturità, dobbiamo confrontarci con gli altri e chiedere aiuto.
Ci si salva, e si agisce insieme, non da soli.
Un riferimento biblico? Conosco l’autrice anche per il suo apostolato cristiano, e non mi è potuto che saltare all’occhio un particolare: il libro ci parla di un percorso di redenzione, di una riappacificazione piuttosto che di una punizione. Ai miei occhi è un lampante riferimento biblico, che mi ha tanto rallegrata!
Linguaggio, stile, dubbi
Al di là della struttura narrativa, che a mio parere funziona molto bene, e della divisione in capitoli brevi che apprezzo sempre molto (soprattutto se parliamo a un pubblico di lettori giovane), ciò che ho apprezzato di più è stato il tono del linguaggio: quando la narrazione sviluppa il racconto lo fa non nel ruolo di cantore di una storia, ma nel ruolo di un amico che ci racconta delle sue passate avventure davanti a una merenda, con un linguaggio personale, umano… Mi verrebbe da dire quasi colloquiale, ma nell’accezione positiva del termine: non stiamo leggendo qualcosa di impersonale e lontano, noi siamo lì davanti al narratore, che ci racconta amichevolmente; che bello vedere questo tratto umano!
La bellezza di questo libro sta poi nella precisazione che viene fatta nel retro: Gabe non nasce solo dalla mente di Ortensia Florian ma anche da quella dei suoi tre figli. Dovete infatti sapere che questa storia è stata creata prima di tutto per loro, che alimentano la fantasia della loro mamma e nel tempo hanno ricevuto non solo le classiche fiabe della buonanotte, ma anche storie e avventure che loro per primi hanno contribuito a creare. Come potremmo quindi non trovare tematiche care ai ragazzi da un libro che nasce proprio grazie alla loro anima?
Se dovessi proprio trovare una pecca (che è molto soggettiva, sottolineo) è che a volte la descrizione dei dettagli secondari diventa eccessiva; ripeto però che non siamo davanti alla mania descrittiva di Tolkien, sono piccoli sprazzi che, alla fine, rimangono coerenti alla narrazione umana di cui parlavo sopra.
Considerazioni finali
Sono veramente contenta di aver letto la storia di Gabe e in futuro, Dio piacendo, questo sarà sicuramente un titolo che i miei figli troveranno nella loro libreria. In una letteratura fantasy in cui spesso leggiamo questi libri per rifugiarci in un mondo lontano dal nostro, Ortensia Florian cambia un po’ le carte in tavola e ci ricorda che non serve trasferirsi in realtà diverse per trovare il magico e l’incredibile, perché noi siamo già parte della meraviglia.
Comunque, non posso trattenermi dal chiedere all’autrice una cosa: Gabe incontrerà altre draghentole, magari un un sequel di questo libro? 🙂
Se la storia di Gabe e la leggenda delle draghentole vi ha colpito e vorreste leggerla, ecco i link per acquistare il libro su Amazon e sul sito della casa editrice Elsa Major.
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