Venite Fedeli, oltre ad essere il mio inno preferito, è sicuramente una delle melodie più conosciute, apprezzate e interpretate del panorama musicale cristiano; nonostante le sue origini dubbie e le continue riforme della sua traduzione, questo testo rimane forte nel tempo, e ricorda di essere festanti mentre ci invita ad adorare il buon Dio che si fa uomo. Oggi ne parliamo insieme!
Melodia e testo – Venite Fedeli
Origini dell’inno
Nonostante la fama le origini dell’inno sono nebbiose, e ad oggi non possiamo storicamente dare un unico nome all’autore del Venite Fedeli; ciò che possiamo però fare è citare il cattolico John Francis Wade, il quale ha materialmente scritto testo e melodia (intorno alla prima metà del XVIII secolo) della versione arrivata fino a noi. L’inno originale ha testo latino, Adeste fideles.

Alla fine del ‘700 si ebbe già una fervente iniziativa di traduzione del testo in varie lingue, permettendone non solo la diffusione estera ma anche interconfessionale; ad oggi -come per qualche altro titolo- il Venite Fedeli è uno degli inni più cantati sia nelle comunità cattoliche che protestanti; non è quindi un caso che la versione inglese sia stata ufficialmente prodotta da Frederick Oakeley, prete della Chiesa Anglicana. Nel tempo i testi hanno subito varie modifiche soprattutto nelle prime strofe, e anche gli adattamenti pop sono stati innumerevoli; il più famoso è quasi sicuramente quello di Enya, ma soprattutto in America gli esponenti della musica Worship si sono dati da fare!
Scritture bibliche di riferimento
Qui non ci sono dubbi: quando pensiamo alla frase “venite fedeli” pensiamo a un invito, a un incoraggiamento ad abbracciare l’amore verso Gesù che viene nel mondo. Oltre ai primi capitoli del vangelo di Luca, legati alla nascita di Gesù, senza dubbio consiglio di approcciarsi al Salmo 95, versetto 6:
Venite, adoriamo, prostrati, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
Il buon Dio si è fatto uomo anche per te: per favore, ringrazialo!
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